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Trucchi e consigli

Cibi scaduti: consigli dell’esperto su come evitare sprechi e mangiare in sicurezza

Scopri come distinguere tra “data di scadenza” e “termine minimo di conservazione” per ridurre lo spreco alimentare. Impara a leggere le etichette e a fare scelte consapevoli in cucina.

Hai mai aperto il frigorifero, trovato uno yogurt “di ieri” e sentito la stretta del dubbio? Buttare o salvare? In mezzo a mille etichette e promesse, la cucina diventa il posto dove scegliamo tra paura e buon senso. E lì, spesso, sprechiamo più di quanto pensiamo.

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Lo dicono i numeri: nell’Unione Europea si sprecano ogni anno decine di milioni di tonnellate di cibo. Una quota non piccola nasce da confusione sulle date in etichetta. Anche a casa mia, per anni, ho buttato biscotti perfetti e conserve intatte. Finché non ho iniziato a leggere meglio. Non serve diventare estremisti. Serve distinguere tra sicurezza alimentare e qualità.

Qui entra la vera differenza tra “data di scadenza” e “termine minimo di conservazione”. Ma andiamo con ordine. Prima di tutto, conta la conservazione: frigorifero a 0–4 °C, catena del freddo intatta, dispensa asciutta, barattoli ben chiusi. Una regola semplice: una volta aperto, il prodotto cambia vita. Le date a quel punto non bastano più. Segui le indicazioni “consumare entro X giorni” e usa il cervello. E non aspettarti che l’olfatto salvi sempre: alcuni batteri non si vedono né si sentono.

A proposito di fantasia. Le date non sono tutte uguali. E questa è la chiave che, a metà dispensa, riduce davvero lo spreco alimentare.

Cosa significa quella data in etichetta

“Da consumare entro”: è la vera scadenza. Parliamo di alimenti altamente deperibili con rischio microbiologico. Esempi: carne e pesce freschi, piatti pronti refrigerati, alcuni latticini freschi. Dopo la scadenza, non si mangiano. Neanche se “sembrano ok”. Qui la sicurezza viene prima di tutto.

“Da consumarsi preferibilmente entro” (TMC): indica la qualità ottimale. Passata la data, l’alimento può perdere croccantezza, profumo, colore. Ma, se integro e ben conservato, di norma è ancora sicuro. È il caso di pasta, riso, biscotti, legumi secchi, conserve in vetro o lattina non danneggiate, UHT non aperti, sale e zucchero. Le norme europee riconoscono questa differenza. E gran parte degli sprechi nasce proprio dal confonderle.

Checklist pratica: cosa tenere, cosa buttare

Un dettaglio che non fa notizia, ma cambia la spesa: metti avanti i prodotti da finire prima, scrivi la data di apertura, compra porzioni realistiche. Io, ad esempio, segno con un pennarello la settimana sul tappo dei vasetti. Piccolo gesto, grandi salvataggi.

  • Yogurt e latte UHT con TMC: se non aperti e ben freddi, spesso ok per qualche giorno oltre data. Apri, annusa, osserva. Se gonfio o acido in modo anomalo, no.
  • Pasta, riso, farine: mesi oltre la TMC se asciutti e senza insetti. Se odore rancido o tracce di umidità, via.
  • Biscotti e cereali: possono perdere croccantezza. Nessun rischio reale se integri. Tostali qualche minuto e tornano buoni.
  • Formaggi stagionati: eventuale muffa superficiale? Taglia generosamente attorno. I molli e freschi, invece, sono più delicati: prudenza.
  • Conserve e lattine: se rigonfie, arrugginite, ammaccate sul bordo o se fanno “pss” anomalo, butta. Se integre, durano molto oltre la TMC.
  • Surgelati: a -18 °C la sicurezza regge. La qualità può calare. Bruciature da freddo? Solo estetiche, ma valuta il gusto.
  • Uova: hanno una TMC. Per dolci cotti ok fino a data; per preparazioni crude resta la cautela. Il “test dell’acqua” dice freschezza, non sicurezza.

Non tutto è bianco o nero. Alcune categorie restano sensibili e qui, senza dati certi, non improvvisiamo: i cibi “da consumare entro” non si recuperano. Tutto il resto vive in un’area di responsabilità personale, dove l’etichetta guida e i sensi confermano.

La prossima volta davanti a una data, prova a fermarti un secondo. Chiediti: è un limite di sicurezza o un confine di qualità? Forse non stai scegliendo tra buttare e rischiare, ma tra ignorare e conoscere. E in quella scelta c’è, ogni giorno, il profumo discreto della fiducia. E del tuo frigorifero che, finalmente, respira.

Antonio Papa

Giornalista pubblicista dal 2010, "fratello maggiore" di tanti redattori del network, autore di trasmissioni televisive. In TvPlay sono, insieme a Claudio Mancini, il conduttore di FantaTvPlay, di "Chi Ha Fatto Palo" e di altri format creati da noi. Sono una persona che ha fatto della scrittura la sua ragione di vita, coronando un sogno che avevo fin da bambino. Il mio motto è “lavorare seriamente senza mai prendersi sul serio”. Cerco di trasmettere la mia passione e il mio entusiasmo alle persone che lavorano con me: quando ci riesco… ci divertiamo!

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