Pomodori in latta, settore in crisi a causa della pandemia: a rischio tonnellate di conserva

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Pomodori in latta, settore in crisi a causa della pandemia: a rischio tonnellate di conserva. Atteso anche un aumento dei prezzi. Ecco cosa sta succedendo.

Dopo il boom di richieste di generi alimentari a lunga conservazione avvenuto nei mesi della pandemia, oggi il settore dei pomodori in latta è a rischio crisi. In particolare, il problema non riguarderebbe tanto la disponibilità di pomodori e quindi di conserve, ma piuttosto delle bobine con cui si producono i contenitori di latta, ideati inizialmente dal francese Nicolas Appert e poi diventati uno dei prodotti di punta della filiera alimentare italiana. Ecco tutto quello che c’è da sapere a riguardo.

Pomodori in latta: il settore è in crisi

pomodori in latta
La crisi del pomodoro

Come recentemente evidenziato all’intero di un articolo pubblicato dal quotidiano La Repubblica, a causa dell’aumento della richiesta durante la pandemia, nei prossimi mesi potrebbero scarseggiare le bobine con cui creare i contenitori in latta per le conserve di pomodori. A mancare, infatti, non è la materia prima che, al contrario, per via dell’impossibilità di ‘imbottigliare’ in latta le conserve, rischia di rimanere incolta e di marcire quindi nei campi. Un problema che già in precedenza ha riguardato anche altri settori della filiera alimentare. Primo fra tutti quello della birra che alla fine dell’anno scorso è stato costretto a tagliare alcuni dei suoi marchi minori.

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L’aumento dei prezzi delle bobine

Pomodori in latta
L’aumento dei prezzi

Secondo quanto dichiarato da Natasha Linhart, Ceo dell’azienda bolognese Atlante specialista della distribuzione italiana ed internazionale, “in pochi mesi il prezzo delle bobine è passato da 400 a oltre mille dollari a tonnellata”. Un problema che, come anticipato, ha riguardato anche altri settori dell’industria alimentare. L’aumento del prezzo è, di fatto, dipeso dalla richiesta sempre crescente di generi alimentari a lunga scadenza.

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A tutto ciò si è aggiunto, inoltre, un secondo problema. Quello riguardante l’aumento dei costi di trasporto di un materiale che è in buona parte importato dall’estero. Basti, infatti, pensare che in Italia si producono circa 100 mila tonnellate di bobine, mentre il fabbisogno nazionale è di circa 8 volte superiore. “Ci vogliono due anni per potenziare le linee degli stabilimenti” ha sottolineato una volta di più la Linhart. Ecco perché, al momento, si starebbe spingendo per un incremento di produzione da parte dell’ex Ilva di Genova. Tuttavia, è solo nei prossimi mesi che si scoprirà l’esito del fenomeno in corso.

 

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